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USA
2011: 5700 km alla scoperta dei parchi americani


Partecipanti: Alberto Casagrande e Barbara Grillo
Viaggio dal 7 al 23 giugno 2011
IL
VIAGGIO:
08-06-11: Denver - Moab, Km 735
09-06-11: Moab - Kajenta, Km 473
10-06-11: Kaienta - Holbrook, Km 415
11-06-11: Holbrook - Flagstaff, Km 390
12-06-11: Flagstaff - Cameron, Km 255
13-06-11: Cameron - Grand Canyon-Page, Km 360
14-06-11: Page - Kanab, Km 360
15-06-11: Kanab - Bryce Canyon, Km 372
16-06-11: Bryce Canyon - Torrey, Km 292
17-06-11: Torrey - Cortez, Km 562
18-06-11: Cortez - Montrose, Km 343
19-06-11: Montrose - Woodland park, Km 440
20-06-11: Woodland park - Denver , Km 276
21-06-11: Denver - Rocky Mountains - Denver, Km 410

IN BREVE:
Questo viaggio nasce
prima di tutto quale realizzazione dell’American Dream e in secondo luogo come
ricerca di una alternativa all’Africa visto le problematiche in cui questo
amato continente ora si trova. Non si può paragonare all’esperienza africana,
sono due cose belle a sé stanti. America è però sempre America! Entrambe hanno
la caratteristica di avere grandi spazi aperti, con l’unica differenza che negli
USA tutto quello che vuoi vedere è facilmente accessibile grazie alle strade
asfaltate e alle aree attrezzate. Abbiamo visitato l’area a maggiore concentrazione
di parchi negli USA. Esistono infatti parchi statali, nazionali e monumentali
che si distinguono per essere stati proclamati con accordi o in congressi in
tempi differenti. I primi due in tempi più recenti, mente i monumentali sono
stati stabiliti agli inizi del 1900. Un po’ per caso o per volontà abbiamo
quindi visto: Arches Park, Monument Valley, Glen Canyon, Petrified Forest,
Wainut Canyon Sunset Park, Grand Canyon, Antelope Canyon, Zion Park, Bryce
Canyon, Capitol Reef Park, Natural Bridges Park, Mesa Verde Park, Black Canyon
Park, Rocky Mountains Park. Tutte le info su http://www.nps.gov/index.htm e http://www.navajonationparks.org/parks.htm.
Geologicamente parlando queste aree non sono altro che un “arenarialand” e un “vulcanoland”.
Ci
sono piste dedicate a fuoristrada e quod, ma il paesaggio è apprezzabile anche
con una macchina normale. E’ possibile noleggiare per circa 240 dollari un
fuoristrada con cambio automatico a Moab per esempio e andare dove si vuole.
L’America è un grande parco giochi per chi ha soldi. Ce né per tutti i gusti e
tasche. Quasi tutto si può, ma tutto si paga. E’ comunque un viaggio che una
volta nella vita va fatto assolutamente!
07 giugno 2011: Venezia - Philadelphia –
Denver
Partiamo
da Venezia alle 11 di mattina. Ovviamente tra i tanti all’imbarco perquisiscono
solo me! Inizia il giorno più lungo della mia vita: 32 ore prima di imbustare
il mio scheletro tra comode lenzuola americane. Mi rendo veramente conto del peso
del fuso solo durante il volo, soprattutto quando a Philadelphia tentiamo
invano di capire che ore sono. Gli orologi sono oggetti preziosi non diffusi
nell’aeroporto. Avevamo la sensazione di essere in ritardo invece eravamo
puntuali. Basta tirare avanti l’orologio di 6 ore. Restiamo in coda in dogana
una ora e mezza con mini interrogatorio, foto e scansione delle mani. E’ tutto
molto grande e funzionale per quanto mi riguarda, oltre l’immaginario.
Arrivati
a Denver bisogna tirare indietro l’orologio ancora di due ore e localmente sono
le 20.30. La crisi di sonno avanza. Il bus navetta in 10 minuti ci porta
direttamente alla sede dell’autonoleggio Dollar. Qui, stipulato il contratto, partiamo
all’insegna dell’avventura americana con un Dodge Charger SXT.
08-06-11: Denver-Moab, Km 735
Notte
insonne. Partiamo alle 5.30, colazione in una stazione di servizio con cappuccino
e mupphins. Ci spariamo i 600 km fino a Moab. Arriviamo alle 13 dopo aver
attraversato le montagne rocciose con passi a 3000 metri dove ancora sciano! Rimaniamo
sbalorditi dal vedere come i fuoristrada trainano roulotte e i camper i
fuoristrada con a seguito magari il carrello e la barca… decisamente
impensabile in Italia! Bei paesaggi di montagna fino alle praterie dello Utah.
Il cambio di stato è nettamente visibile sia dal paesaggio che dalla strada in
quanto gli autogrill spariscono, il territorio diventa più desertico e si
vedono i cani della prateria spuntare dai prati aridi. Tanto per tentare paragoni
il paesaggio è un misto tra l’Atlante marocchino e la zona libica di Gharian.
Il percorso segue il
fiume Colorado che poco colorado è: pare infatti in piena visto il colore
marrone e tratti residui di esondazione. La particolarità di questi posti è se
piove a centinaia di chilometri, il fiume va in piena nei tratti desertici e
può essere pericoloso entrare nelle vallate senza saperne le evoluzioni
climatiche anche a distanze notevoli. Il problema più grosso è per chi si
avventura in rafting o in passeggiata non accompagnate. E’ piuttosto
imprevedibile.
Il
Colorado inizia a inforrarsi a Cisco con spettacolari insenature e la strada o
la ferrovia quasi corrono a pelo d’acqua. Ogni tanto compaiono tratti
verdeggianti con i caratteristici ranch.
Una
volta a Moab ci facciamo prendere dalla voglia matta di uno schifoso panino da
McDonald, perché almeno sai cosa mangi! La città è fortemente turistica, piena
di attrattive e fatta per chi ha soldi da spendere in divertimenti con il quoad,
fuoristrada, canoa, arrampicata. Ce né per tutti i gusti! Un noleggio auto qui
costa sui 240 dollari assicurazione compresa e puoi andare dove si vuole.
Cerchiamo
invano il telo per il nostro Jeep CJ7, ma non ci sono pezzi originali, al
massimo te li fanno arrivare in due giorni dalla California. I prezzi sono simili
a quelli che si trovano in internet.
Andiamo
a visitare Arches Park (http://www.nps.gov/arch/index.htm). In circa 3 ore di
macchina si visitano i 40 km di panorama tranquillamente, ma se si vuole vedere
veramente gli archi si devono affrontare dei sentieri sotto un caldo boia, poco
proponibile per noi. Il caldo è spossante e ci accontentiamo della vista dal
finestrino. Archi, pinnacoli, colline in arenaria dalla evidente
stratificazione incrociata: Ci sono molte aree di sosta adibite a campeggio.
Facciamo
un giretto per Moab fino a trovare la rampa del mitico Lion’s Pak osannata sul
canale Nuvolari. Da qui ci infiliamo in alcune vie sterrate tanto per testare
il Dodge.
09-06-11: Moab-Kayenta, Km 473
Ci svegliamo presto e
andiamo a vedere l’alba a Potash, dove non resistiamo a provare lo sterrato con
il Dodge. A Moab facciamo spesa prima di proseguire. Il supermarket mi
disorienta con tutte quelle scatolette! Pasticceria, frutta e verdura si
imbustano senza pesare, fanno tutto loro alla cassa. Le bottiglie di acqua sono
poco diffuse, soprattutto la gassata, qui vanno a gallone che corrisponde a 3,8
litri e costa un dollaro.
Dopo
circa una mezza oretta da Moab ci fermiamo a visitare la casa nella roccia,
Hole in the Rock. Hanno scavato nella montagna di arenaria un bel appartamento
con tanto di caminetto. Non si può filmare e si visita a partire dal
negozietto. Molto suggestivo e singolare. Merita la sosta.
Ci
fermiamo a Bluff a vedere le Twin Towers, due torri rocciose sopra il Trading
Post di Bluff. Pranziamo qui dove mangiamo per la prima volta il pane fritto
indiano e uno squisito minestrone. Il posto migliore dove abbiamo mangiato per
neanche 20 dollari! Eccezionale!
Dopo
qualche ora ci compare all’orizzonte la mitica Monument Valley (http://www.navajonationparks.org/htm/monumentvalley.htm).
La strada è ampia, dritta, scenica. Per visitare questa vallata che poco ha a che
fare con una valle, si entra in territorio Navajo e si paga 5 dollari a testa.
La strada è sterrata e un po’ disastrata, ma basta andare a piano ed è
fattibile per tutti i mezzi. Infatti troviamo molto traffico. Il tramonto è
molto suggestivo. Avevamo programmato un percorso che al momento abbiamo dovuto
abortire perché non consentito ai turisti con mezzi propri.
Visitiamo
anche il centro visite dove troviamo un po’ di bel artigiano indiano, anche se
decisamente molto costoso. Un tappeto di medie dimensioni si aggira sui 2500
dollari! Diciamo che non c’è paragone con la tappezzeria nord-africana!
La
parte meridionale della Monument Valley funge in pratica da confine tra Utah e Arizona.
Andiamo a Kayenta pensando di trovare un motel, ma l’unico che aveva posti
sparava prezzi dai 100 euro in su. Deviamo verso Chynle e imprecando contro la
filosofia americana di non creare piazzole di sosta, finalmente troviamo uno
slargo da cantiere e dormiamo in macchina. Appena cala la notte si accendono le
luci delle case (container-roulotte) indiane: sembrano lucciole ferme nel buio
a distanze notevoli le une dalle altre. Gli indiani hanno proprio un senso
dello spazio decisamente allargato!
10-06-11: Kayenta - Holbrook, Km 415
Arriviamo a Chyle
pensando di trovare un posto per la colazione e ci consoliamo in un Burger
King. E’ un paese piuttosto sperso con un paio di motel. Visitiamo Chelly Park
(http://www.nps.gov/cach/index.htm). Siamo in piena riserva dei Navajo. Ci sono
diversi punti panoramici sul canyon, sul fondo è tutto verde e coltivato. Sui
luoghi più interessanti si trovano spesso gli indiani che vendono souvenirs
artigianali. Conosciamo Christina, una indiana che ci racconta la difficoltà
del sopravvivere in questa natura cosi selvaggia ma cosi bella. Ci dice che alle
volte manca l’acqua o che addirittura qualcuno non ce l’ha. Hanno grossi
problemi a mandare a scuola i figli. In pratica i veri poveri di queste zone
sono proprio gli indiani e per noi questa è stata proprio una triste scoperta.
Ci spiega che i tappeti costano poco in partenza, ma inseriti nel mercato il
loro prezzo lievita perché li comprano i “signori del petrolio”. Nonostante i
problemi a vivere in un posto cosi difficile, a loro piace stare lì e se anche
vanno a lavorare nelle grandi città, poi ritornano.
Il
fatto che siano poveri diventa lampante nella riserva Hopi, gli indiani più
massacrati in passato rispetto ai Navajo. Stanno raggruppati in alcuni
paesetti. Passiamo per Keami Canyon, Polacca. Vivono nei container e sembrano
purtroppo l’equivalente dei nostri zingari.
Per
chilometri non si trova niente fino all’incrocio con al storica Route 66, dove facciamo
gasolio e pranziamo in stazione di servizio. Solo 42 °C. Troppo caldo per noi e
rimaniamo a riposarci in motel.
11-06-11: Holbrook - Flagstaff, Km 390
L’accesso
alla Foresta pietrificata (http://www.nps.gov/pefo/index.htm) è possibile solo
dalle 7.00 in poi e qui osservano l’orario della California, quindi una ora in
meno rispetto allo Utah, Le sbarre si alzano 10 minuti prima dell’orario e
quando ci presentiamo alla seconda sbarra la ranger, una signora sessantenne
grassa e antipatica sullo stile Rottermayer, ci snobba perché siamo 7 minuti in
anticipo. La avrei
pestata! Obbediamo e dopo le raccomandazioni a non prelevare sassi, finalmente
visitiamo anche questo parco. Il Painted Desert poco merita a dir la verità,
invece i canyon bianchi e viola con i tronchi sulla cima iniziano a far valere
il viaggio fino a qui. Ci sono diversi ranger che sorvegliano il territorio. Il
piacere della visita raggiunge il suo culmine nella zona più ricca di tronchi.
Molti hanno dimensioni notevoli e la silicizzazione (cioè la pietrificazione
del legno) assume stupendi colori negli anelli come se fossero stati appena
tagliati. Gli alberi sono molto lunghi, decisamente più spettacolari di quelli
che abbiamo trovato in tanti viaggi africani. Visitiamo anche il museo, che
spesso è scambiato o affiancato al negozietto coi souvenirs. Mediamente il
negozio infatti è sempre più grande del centro didattico. Oltre alle
spiegazioni sulla pietrificazione degli alberi, si trovano anche quelle
relative ai dinosauri.
Senza
pranzare ci dirigiamo al Meteor Crater (http://www.meteorcrater.com/). Ce lo
aspettavamo più grande. Ci si arriva direttamente in macchina. Paradossalmente
è privato e si paga 15 dollari a testa per entrare. C’è un centro visitatori
molto ben attrezzato, con un museo sulle meteoriti decisamente ricco,
interattivo e interessante.
Ci
dirigiamo a Flagstaff. Visto che siamo sempre in anticipo sul programma,
passiamo a visitare Walnut Canyon (http://www.nps.gov/waca/index.htm), un parco
nazionale monumentale in quanto istituito da un vecchio accordo antecedente il
1900. E’ pazzesco come in breve distanza e tempo si possa passare dal deserto
più torrido, alla foresta di alta quota. Infatti dove finiscono le rocce
sedimentarie e iniziano le vulcaniche, il paesaggio cambia decisamente. Il
parco di Walnut è una bella e suggestiva sorpresa: si scendono 240 scalini
lungo un fianco del canyon fino ad arrivare allo strato, dove gli indiani
Anasazi hanno costruito un vero e proprio villaggio incastonato nella roccia.
E’ un sito archeologico molto interessante anche se piccolo. E’ solo uno dei
tanti esempi di insediamenti, abitato fino a 100 anni fa. Durante il nostro
viaggio ne vedremo di altri, ma la visita qui si rivela una piacevole e
inaspettata scoperta. Dal punto di vista geologico hanno costruito sul contatto
tra arenaria e calcare, che presenta tanti piccoli geodi luccicanti di quarzo.
Colpisce la stratificazione incrociata della arenaria bianca.
Sul tardo pomeriggio
arriviamo a Flagstaff dove cerchiamo invano il telo per il Jeep. Passiamo a
visitare il Sunset Crater Park (http://www.nps.gov/sucr/index.htm), una foresta
in area vulcanica. Tutta la zona di Flagstaff è montuosa e il monte principale
è il San Francesco. Il museo del parco è interattivo e grazie ad un plastico
sull’area comprendiamo le diverse età delle eruzioni vulcaniche pigiano un
bottone che fa accendere in tempi diversi le cime di questo gruppo montuoso.
Facciamo una passeggiata lungo il sentiero principale sotto il Sunset: è alto
300 metri e arriva a 2400 metri di quota con un cratere fondo 90 metri. Ha
eruttato fino a 1000 anni fa e gli indiani ne documentano sui vasi l’evento.
12-06-11: Flagstaff - Cameron, Km 255
Attraversiamo
la foresta di Coconico e con nostro dispiacere scopriamo che gli incendi la
hanno devastata. E non è l’unica. Quasi tutti i parchi sono stati distrutti.
Decidiamo
di andare a fare una passeggiata di un paio di ore nel cratere Red Mountain
accompagnati da un concerto di cicale. Questo vulcano ha eruttato 100000 anni
fa e presenta un bel fianco di lava erosa a calanchi.
Arrivati
a Valle visitiamo il suggestivo Trading Post, dove vendono tappeti a prezzi
molto più convenienti che altri posti. In media il 25% in meno che nel
villaggio del Grand Canyon. Oltre la strada si trova un camping dedicato ai
Flintstones. La visita costa 5 dollari e il giardino è una sorta di set
preistorico molto simpatico. Pranziamo qui con un hamburger e patatine.
E
arriva il momento di lui, del signore di tutti i canyon: il Grand Canyon.
Entriamo da ovest nel villaggio, dove arriva anche il treno. Alberto mi
accompagna sul bordo a occhi chiusi. Quando li apro l’emozione è grande: uno
spettacolo della natura da brivido! Per caso capitiamo pure proprio nel momento
in cui un gruppo di animatori indiani si esibisce in alcuni balli tipici.
L’atmosfera è molto suggestiva e il loro canto si perde nel canyon riportandoci
indietro nel tempo. Sono le ore 13.30 e si esibiscono per circa una ora.

Tutto il villaggio è
ricco di attrattive. I prezzi decisamente elevati! Nei vari negozietti si
vendono addirittura souvenirs del Marocco: i fossili ortoceratidi affusolati
non sono americani!
Vistiamo
anche il museo geologico, che si presta molto bene anche per un pubblico di non
esperti. E’ tutto ben illustrato con plastici, immagini e sezioni.
La
strada panoramica si estende per circa 30 km verso Est e i punti più belli sono
quelli nei pressi del Desert View: qui infatti si vede il Colorado provenire da
Nord e curvare a Ovest e lo si può ammirare con una luce del pomeriggio molto
meglio che dal villaggio. Merita la visita anche la torre panoramica, costruita
nei primi del ‘900 per avere una veduta più ampia del canyon, decorata
internamente da dipinti indiani.
Purtroppo
il campeggio è pieno e così decidiamo di andare a Camerun distante una
sessantina di chilometri, che si rivela essere solo un Trading Post tipo centro
commerciale, con roba poco originale, fornito anche di ristorante e lodge da
190 dollari! Merita la visita solo la gallery di oggetti originali degli
indiani in vendita a prezzi sbalorditivi: 13000 euro un paio di scarpe in pelle
di fine ‘800 e quasi 100000 euro per un tappeto.
Andiamo
a dormire 20 km più a Sud al motel Anasazi Inn, ben tenuto nonostante sembri in
disuso. Ci mancano solo i cespugli che rotolano con il vento e pare proprio un
film!
Purtroppo
al telegiornale si parla di incendi a Sud di Albuquerque tra Arizona e New
Messico: è un problema molto diffuso qui.
13-06-11: Cameron - Grand Canyon-Page, Km 360
Ritorniamo
al Grand Cayon alla mattina presto per fare foto con luce diversa. Il panorama
è sempre mozzafiato e non stanca vederlo più volte. Per caso incontriamo un
bizzarro personaggio dell’Idaho che si fa il giro degli USA con una fatiscente
macchina auto costruita dal motore Toyota.
Purtroppo ci tocca
salutare questa meraviglia della natura e ci dirigiamo verso Page. Il tragitto
è molto bello. Bei colori. Poco prima di Page ci fermiamo al Horsehead bend:
consiste in un ampio meandro del Colorado dal colore blu-verde intenso in forte
contrasto con l’arenaria del plateau. Lo si raggiunge in 20 minuti dal
parcheggio e sotto il sole cocente di mezzogiorno non è proprio una passeggiata
piacevole! Molte le lucertole gialle che trovano rifugio nei cespugli. Sul
fondo del canyon le barche fanno la loro gita. Molto interessante la
laminazione incrociata dell’arenaria color mattone.
Arrivati
a Page ci rendiamo conto che l’Antelope Canyon è casa dei Navajo. Per visitare
l’Upper si deve prenotare in anticipo e si pagano 36 dollari partendo dal paese
con un fuoristrada bigfoot. Per visitare il Lower invece si va direttamente sul
posto e si paga 26 dollari. Se si va nello stesso giorno in entrambi, si
possono risparmiare 6 dollari del permesso. Siamo tardi e prenotiamo quindi la
visita all’Upper per la mattina dopo, mentre riusciamo ad andare a vedere il
Lower. Siamo accompagnati da un giovane indiano lungo un percorso attrezzato
con scale in ferro. In zona si contano 5 canyon simili. Il Lower è lungo 400
metri e la visita dura 45 minuti. La forra si presenta come una improvvisa e
stretta fessura nella roccia, subito dopo alcune impronte di dinosauro. Sono
luoghi soggetti a piene improvvise e la sabbia del fondo viene buttata dentro
dalla superficie per facilitare la camminata dopo le piogge abbondanti. Durante
il giro incontriamo altri gruppetti accompagnati da guide che suonano il flauto
o la chitarra. La musica rende il luogo ancora più suggestivo.
14-06-11: Page - Kanab, Km 360
Al mattino andiamo a
vistare il Lake Powell, un lago artificiale formato da una diga circa 50 anni
fa attorno al quale si è creata una ampia area ricreativa con molte barche. Dal
centro visitatori del Glen Canyon si può andare a vedere tutto l’impianto,
oltre che una ala con pannelli esplicativi.
A
metà mattina andiamo a fare la visita all’Antelope canyon Upper partendo con un
fuoristrada Big Foot dall’agenzia di Page (http://www.navajonationparks.org/htm/antelopecanyon.htm#uac).
Siamo in media 12-14 persone per macchina. Il tragitto fino alla forra dura 20
minuti e comprende un pezzo di asfalto e poi un pista sabbiosa. Molto
divertente! L’autista ci fa anche da guida e si chiama Bruce. Il tutto dura una
ora e mezza. Fantastici motori e simpatici ragazzi indiani, che si imbarazzano
coi complimenti. Il canyon è lungo circa 200 metri. Ogni giro offre effetti
luminosi diversi: per fortuna riusciamo a vedere il fascio di luce che entra nel
buio creando un suggestivo effetto finestra nell’oscurità. Bruce ci indica i
posti migliori per far belle foto lanciando anche la sabbia su una insenatura per
vedere l’effetto in caduta, quasi come una clessidra aperta. Ci dice che le
piene sono estive e improvvise, talvolta hanno fatto anche morti. Il momento
migliore per far foto particolari è il giro delle 11.30 perché prima è troppo
buio.
Andiamo verso Vermillion
Cliff pensando che sia una cosa fattibile, ma ci rendiamo conto che in realtà è
tutta la scarpata rocciosa alla nostra destra, tutta colorata. Non è un luogo
vistabile a bordo di una macchina. La parte più bella è il Coyote Butter, il
luogo che compare in tutte le riviste con l’arenaria a righe bianche-rosa, ma
serve la prenotazione ad estrazione per visitarlo: è un posto da preservare e
richiede un giorno di camminata visto che sono 10 km di percorso andata/ritorno!
Per
visitare Fee Ferries, da dove partono le barche, si devono pagare 15 dollari
come all’Antelope Point e rinunciamo. Considerato che da questa parte non si
vede il parco, ritorniamo a Page in direzione Kanab. Questo percorso si rivela
molto ben colorato. Lasciato il Lake Powell entriamo in Utah. Ci fermiamo a
fare una passeggiata nel Grainstairs Escalante. Il sentiero parte vicino alla
strada, è lungo 800 metri e in una ora si va e si torna sotto un caldo cocente.
Il paesaggio merita: si cammina lungo un torrente fossile di argilliti/arenarie
con calanchi sui fianchi prima a colori rosso mattone, poi bianco candido con
dei pinnacoli rocciosi singolari e curiosi. La sabbia grossa fa da cappello a
quella più fina sottostante.
Arriviamo
a Kanab, bella e vivace cittadina che fu luogo di molti film western. Alcuni
locali ricordano il vecchio West. Presso il Trading Post c’è un Set Museum dove
spesso fanno animazione o ritrovi country. Se piace lo stile Western, qui si
trovano belle e convenienti giacche con le frange e stivali.
15-06-11: Kanab - Bryce Canyon, Km 372
Non riusciamo a
visitare la grotta Moque perché apre più tardi e la strada per Coral Dune è
chiusa per manutenzione. Deviamo per Canyon Kanab, che scopriamo essere una
vallata tutta dedicata agli animali domestici con strutture vacanza, cliniche e
anche un cimitero. Passato il paese fino a Elvenirk il cellulare non prende e
passano alcune ore. Il paesaggio a colline bianche e rosse erose preannuncia i
parchi che stiamo per visitare. Il Zion Park (http://www.nps.gov/zion/index.htm)
preso da ovest si presenta con montagne di arenaria colorate bianche-rosa-rosse
dalla evidente stratificazione incrociata. Dal punto di vista geologico sono
spettacolari perché rappresentano antiche dune di un grande deserto, un po’
come vedere l’attuale Sahara pietrificato. Si passa qualche tornante e una
lunga galleria che porta alla vallata e al centro visitatori. Pare quasi di
essere su un passo delle Dolomiti. Questo parco è meglio apprezzato solo se si
prende il bus navetta per visitare la valle chiusa al traffico pubblico,
altrimenti potrebbe risultare poco interessante. Ci sono sentieri e luoghi
molto belli da vedere avendo una giornata di tempo.
Arrivati
a Elvernik prendiamo l’autostrada per Cedar City. Il paesaggio è molto verde
con animali al pascolo, ampie vallate dal fondo piatto e cime innevate.
Visitiamo Kolob Canyon che fa sempre parte del Zion Park. La strada è molto
panoramica. Ci sono molti sentieri anche qui, che volendo conducono al centro
visitatori del Zion Park.
Arrivati
a Cedar City prendiamo la strada per Cedar Park, che si conduce fino a 3000
metri su montagne e altopiani di lava recente (1000 anni fa). Una delle
eruzioni ha dato origine al Navayo Lake per sbarramento. Alcune strade sono
ancora chiuse causa neve ed a Brian siamo costretti a tirare dritto e passare
per Duck Creek, un bel villaggio di montagna da dove partono diverse piste solo
per quoad, che qui si possono anche noleggiare.
Scendiamo
da queste quote verdi e fresche per dirigerci a Panguith. Lasciamo la vallata
ampia, piatta e occupata da un fiume meandreggiante con belle anse, per
visitare il Bryce Canyon Park: è uno spettacolo di cattedrali di roccia, un
vero anfiteatro di guglie rosse/bianche! La luce del tramonto è quella più
favorevole per fare foto.
16-06-11: Bryce Canyon - Torrey, Km 292

Visitiamo
in lungo e largo Bryce Canyon (http://www.nps.gov/brca/index.htm)
per concludere che il punto migliore dove ammirare questo panorama incredibile
è Inspiration, Bryce Point, Fairland e Sunset. Purtroppo gran parte della
foresta è stata incendiata e lo spettacolo è desolante e triste. Questo
problema in America è proprio devastante e diffuso. Facciamo una passeggiata da
Sunset Point intraprendendo il Navajo Loop, sentiero facile, piacevole, comodo
lungo il quale ci si rende conto delle dimensioni dei pinnacoli di roccia dal
basso.
Soddisfatti
anche di questo giretto, procediamo verso la Mossy Cave. Deludente per uno speleologo
la passeggiata fino a qui perché la grotta consiste solo in un antro di
risorgiva. Qui di bello c’è solo una cascatina: il paesaggio è cambiato negli
ultimi 100 anni da quando i pionieri costruirono un canale di 10 miglia per
convogliare l’acqua fino a Tropic.
Percorriamo
la Byway 12, una strada panoramica che attraversa l’area del parco di
Escalante-Grain Staircase. Il paesaggio consiste in diversi plateau e scarpate
molto colorati, dal bianco al rosso e grigio. Saltiamo l’entrata al parco in
quanto serve tempo e un mezzo adatto allo sterrato, in quanto questo parco è
tutto off-road. La strada continua però per qualche ora con un panorama
abbastanza noioso e monotono fino a sfondare su una splendida vista su arenarie
bianche e rosse. Da questo punto si prosegue lungo piacevoli tornanti che
seguono la morfologia modellata a colline e plateau sempre colorati: sono tutte
dune pietrificate!
Passiamo
per Boulder, che consiste in una area pianeggiante molto verde e con molte
mucche. Il panorama dal passo a 2900 m sulla montagna di Boulder è molto
suggestivo. Si vede il Bryce Canyon, le montagne di La Sal e tutti i canyon
visitati, in pratica da qua si può ammirare tutto il giro fatto fino ad ora. In
quota fa freddo, le montagne da questo versante sono soggette a inversione
termica perché le betulle stanno a quota superiore rispetto agli abeti.
Non
ci fermiamo a visitare la foresta pietrificata di Escalante perché il parco è
statale e il nostro pass non vale.
Ci
fermiamo in motel e fuori imperversa una bufera. Pianifichiamo il rientro
tagliando verso sud-est per evitare le nuvole del brutto tempo.
17-06-11: Torrey - Cortez, Km 562
Vistiamo
Capitol Reef Park (http://www.nps.gov/care/index.htm). Peccato che il tempo
grigio non permette di valorizzare i colori. La strada segue
tutta una grande scarpata colorata di tre formazioni geologiche diverse, che
contengono la storia del passaggio da un ambiente di foreste a piane di marea e
poi deserto del Giurassico. Decidiamo di attraversare il parco andando fino a
Gorge senza però soddisfazione. Da questa parte se non si ha un fuoristrada
poco si gusta. Su consiglio dei gentilissimi ranger affrontiamo la strada
sterrata per Bullfrog fattibile anche per auto normali. Questa permette di
attraversare il cuore del parco e finisce al Lake Powell. In questo modo
riusciamo a tagliare un bel percorso ed evitare le nuvole del brutto tempo.
Dopo un lungo e panoramico tragitto attraverso la Water Pocket Valley impostata
su una bella faglia arriviamo al traghetto di Hall Crossing che ci permette con
15 dollari di attraversare il lago in 20 minuti di barca. La vallata del
Capitol Reef è decisamente bella nonostante alcuni tratti a toule ondulè. Se
succedesse qualcosa, il ranger è sempre di ronda e ti verrebbero ad aiutare. I
problemi lungo questa strada si verificano solo se piove. I colori sono un
contrasto tra grigio e rosso cupo, che in condizione di luce sarebbero
sicuramente ancora più affascinati. Sembra una vallata impostata su un
sovrascorrimento, che attraversiamo fino in quota nel bivio Escalante - Boulder
Villaggio Anasazi percorrendo dei tornanti panoramici. Questo è un percorso che
merita sicuramente fare e lo si prende dall’entrata dell’Escalante-Park.
Usciti
da questa vallata, il percorso è sempre piacevole e panoramico, anche con il
brutto tempo. Consiste in un continuo saliscendi su scarpate e plateau.
Dopo più di una ora
di strada sempre sotto le nuvole visitiamo Natural Bridges Park (http://www.nps.gov/nabr/index.htm),
un parco monumentale con tre archi rocciosi spettacolari. E’ il luogo in
assoluto dove si può ammirare il taglio di meandro del canyon. La strada
attraversa i 14 km di parco, molto piacevoli con tre punti panoramici collegati
tra loro da diversi sentieri ad anello. Solo scendendo sotto uno degli archi ci
si rende conto delle dimensioni e si ammira meglio questo fenomeno.
Decidiamo
di deviare verso Bluff per cenare al Trading Post, dove mangiamo nuovamente
bene. Da qui deviamo verso Montezuma, una città persa nel nulla sviluppata
attorno al mercato del petrolio. Ci sono diverse pompe che vanno a gas o
diesel. Da qui fino a Cortez inizia l’area archeologica tra le più interessanti
dell’America che ha il suo esempio migliore con il Mesa Verde Park.
Al
bivio per Cortez decidiamo di deviare per i Four Corners in una corsa contro il
tramonto. Il monumento dove Arizona, Colorado, Utah, New Messico si incontrano
è in terra Navajo e si pagano 3 dollari a testa per entrare con orario dalle
7.00 alle 20.00. Riusciamo a passarci almeno una mezza oretta per le foto di
rito. Ogni lato dei cantoni ha una fila di baracche degli indiani locali che
vendono souvenirs.
Cala
il tramonto e arriviamo col buio a Cortez. Tutto il tragitto da Blanding fino a
qui non ha strutture di accoglienza, è tutto molto selvaggio e disperso, tipico
di un paesaggio da Far West.
18-06-11: Cortez - Montrose, Km 343
Su
consiglio dei gestori del motel andiamo a visitare Mesa Verde Park (http://www.nps.gov/meve/index.htm),
patrimonio mondiale dell’UNESCO per la sua importanza archeologica. E’ caratterizzato
da alcuni insediamenti di antichi indiani dell’etnia Pueblo, anche ben
conservati, che si trovano circa 30 metri sotto il piano campagna nell’interstato
della sponda di un canyon. Tutta l’area circostante è decisamente verde, quindi
il nome del parco è proprio azzeccato! Dal centro visitatori ai primi siti di
interesse ci sono 25 km. In mezza giornata si riesce a gustare tutto. I primi
due posti sono visitabili con una guida da pagare precedentemente. Il libero
accesso è solo per Spruce Tree, molto interessante.
Da questa quota si
apprezzano bene anche le cime innevate circostanti del Saint Jouan Mountain e
si vede fino a Durango, città dove siamo diretti.
Percorriamo
una bella strada panoramica con alcuni passi sui 3200 metri che ci permettono di
ammirare le vette dei 4000 e anche le prime simpatiche marmotte. La neve si sta
sciogliendo a chiazze e contrasta con il colore rossiccio delle rocce e verde
intenso degli alberi. Il tratto più scenico è la discesa verso Silverton: dal passo
assistiamo quasi increduli al passaggio del treno con la locomotiva a vapore,
che in due ore parte da questo paese e arriva a Durango 4 volte al giorno. Ora
trasporta solo turisti, ma un tempo serviva per portare a valle il materiale
delle miniere. Attraversiamo questa città vittoriana respirando decisamente
aria da Far West: la presenza di una
locomotiva ferma in
stazione che fischia rende questo luogo molto suggestivo e magico. E’ il paese che
più ci ha affascinato in assoluto e visitarlo è proprio come andare indietro
nel tempo! I locali tipici hanno conservato il fascino di quel periodo, oltre
che l’estetica. In giro si vedono vecchie auto parcheggiate, che segnano il
passare del tempo. Per curiosità entro in uno dei tanto bar-ristoranti, Coffee
Black Bear, dove per sbaglio chiedo un caffè o cioccolata. La signora del
locale mi guarda decisamente male: se avessi chiesto un whisky avrei fatto più
bella figura!
Vistiamo
il museo storico del paese. Si paga 10 dollari in due e la signora al bancone è
vestita come le donne vittoriane dell’epoca, vagamente mi ricorda una vecchia
Mery Poppins con lo scialle! Prima si passa per la prigione dello sceriffo, poi
un sottopasso ci conduce al piano interrato dell’edificio allestito a museo
minerario con vecchi carri, linee di scavo con carrelli, oggetti d’epoca. Tutto
è disposto molto bene e rende l’idea.
Andiamo
in stazione a vedere la locomotiva in partenza, affascinati dall’omino con la tuta
in jeans sporco di carbone, che mette l’olio su tutti i meccanismi prima di
iniziare il nuovo viaggio attraverso queste belle vallate.
Intraprendiamo
la Million Dollar Road per Ouray. Fu così chiamata perché quando la costruirono
non avevano asfalto e usarono gli scarti delle miniere, che ovviamente
contenevano residui di oro e la strada luccicava! Il percorso è sempre
panoramico: le montagne sono rosso-arancio (Red Mountain) e contrastano con il
bianco della neve. In generale le rocce sono granitiche e sedimentarie,
localmente anche metamorfiche. Le vette principali della Saint Jouan Mountain
sono quel che resta di vulcani nati 80 milioni di anni fa dal mare. Il
territorio è stato modificato dall’attività mineraria e alcune miniere sono
ancora in funzione.
La
città di Ouray è più grande ma meno fascinosa, pertanto proseguiamo per
Montrose dove ci fermiamo per la notte.
19-06-11: Montrose - Woodland park, Km 440
Mentre
faccio la solita sbrigativa colazione, inizio a fare una lunga chiacchierata
con l’indiano del Motel 6, che mi parla dei grossi problemi di povertà e
criminalità minorile locale. Il 40 % dei giovani ha avuto o ha problemi con la
legge purtroppo. La situazione non è proprio rosea e il famoso “American dream”
radicato in Europa è tutta una bufala…
Anche oggi il tempo è
brutto, ma la pioggia ci risparmia e riusciamo a visitare Black Canyon Natural
Park (http://www.nps.gov/blca/index.htm), che volgarmente potrei definirlo come
un bel “sbrego” (cioè incisione, spaccatura) di 300 metri in gneiss, graniti,
micasciti precambriani. I filoni pegmatitici di quarzo e mica, qui chiamati dikes,
sembrano quasi dei dipinti sulla sponda del canyon.
Ci
dirigiamo a est verso Colorado Springs. Ci fermiamo a pranzo a Gunnison. Il
paesaggio è sempre verde con tante mucche al pascolo su ampie pianure con fiumi
a meandro. Arriviamo sul Monarch Pass a 3300 m, dove scopriamo che passa il
Continental Divide, cioè il confine tra il regime climatico atlantico e quello
pacifico che si estende lungo tutte le Montagne Rocciose. Decidiamo di farci un
giro in funivia per 10 dollari a testa, che ci porta fino a 3650 m di quota.
Nonostante il cattivo tempo si ammira un panorama a 360°. In condizioni di bel
tempo si può vedere fino a 150 miglia!
A
Texas Creek troviamo dei filoni pegmatitici lungo la strada, la cui mica si
perde sull’asfalto dandogli l’effetto luccicante in controluce.
Leggendo
la guida Lonely Planet sembra che meriti la deviazione per Cripple Creek da
Pank. Il percorso è caratterizzato da verdi prati e foreste fino a Cripple
Creek, città che conserva ancora gli edifici ottocenteschi ora adattati a casinò.
Facciamo una passeggiata lungo la via principale e ci accorgiamo che c’è molta
gente rovinata dal gioco. Qui si viene solo per questo. Per caso vedo una
stanza dove giocano a pocker… proprio come nei film! Come posto non ci è tanto
piaciuto, poco fascinoso rispetto Silverton. Qui i motel sono costosi visto il
giro di casinò, quindi decidiamo di andare verso Manitos. Causa stanchezza ci
fermiamo a Woodland.
20-06-11: Woodland park - Denver , Km 276
Considerato che
diluvia decidiamo di passare qualche ora al museo dei dinosauri di Woodland,
che funge anche da centro di ricerca universitario. Si chiama Dinosaur Research
Center ed è ben allestito. Ci sono molti scheletri ricostruiti a grandezza
naturale e si può ammirare in diretta anche il lavoro dei paleontologi in
laboratorio attraverso un vetro.
La
pioggia non cessa e decidiamo di andare a pranzare a Colorado Springs in un
ristorante speciale, che consiste in un vecchio aereo cisterna della USA
AirForce dismesso.
Nel
frattempo smette di piovere e il vento sembra spazzare via le nuvole dalle
montagne, cosi decidiamo di prendere il treno a cremagliera a Manitos e salire
sulla vetta del Pikes Peak (http://www.pikes-peak.com/Page/122.aspx). Costa 34
dollari e il giro dura 3 ore, con una guida che parla tutto il tempo di andata.
La pendenza massima è del 25 %. In vetta si fanno 40 minuti di sosta, dove è
possibile mangiare e comprare souvenirs. Purtroppo superati i 4000 metri
imperversa una bufera di neve e non si vede più il bel panorama sulle montagne
granitiche sottostanti. Per me è il mio primo 4000 e infatti si sente: entro in
narcosi da quota e rido di continuo. Tutto diventa improvvisamente più lento,
con nausea e forte pesantezza la testa. La bufera non si placa e scendiamo. La
nebbia si dirada e si vede una famiglia di Bighorn (una specie di capra delle
montagne) e alcune marmotte. Io ricomincio a stare meglio.
Ci
dirigiamo verso Denver facendo stradine sterrate in vallate rovinate dagli
incendi. Il percorso si fa interessante solo quando la valle si stringe e si
segue il torrente, che ha inciso i bei graniti. Ogni tanto si incontrano case
isolate che ricordano la casetta in Canadà. Dopo un lungo tragitto finalmente
incrociamo la strada principale che porta a Denver. Arriviamo da sud-est e per
raggiungere l’albergo ci mettiamo 45 minuti! La città è molto grande, con
qualche grattacielo e perdersi è quasi impossibile, perché le strade sono
disposte a reticoli regolari.
21-06-11: Denver - Rocky Mountains - Denver, Km 410
Dopo aver corso per
5700 km alla ricerca del telo per il Jeep, lo troviamo nel negozio 4wheel
Parts, che si trova oltre la strada rispetto al nostro motel!
La
giornata è bella e ha pure nevicato! Tutte le cime sono bianche! Decidiamo di
andare verso Boulder, città universitaria. Appena iniziano le montagne, ci
fermiamo a visitare la Boulder Fall, che avendo appena piovuto è decisamente
spettacolare.
Decidiamo
di andare a visitare il Rocky Mountains Park (http://www.nps.gov/romo/index.htm)
e per farlo si attraversa una area ricreativa e bei paesi di montagna.
L’entrate principale del parco è Este Park, città dinamica, caotica dove si
trova di tutto. Da qui il panorama si fa molto più interessante: verdi vallate
in contrasto con le cime innevate dai 3400 metri in su. Passiamo vicino ad un
motel che in giardino ha tre cervi che brucano tranquillamente l’erba.

Poco
più avanti, appena dentro il limite della strada, vediamo un branco di daini e
cervi riposare. La selvaggina qui è in perfetta armonia con l’uomo, non
scappano come da noi. Il top degli incontri è stato con il gruppo di marmotte
sul passo a 3700 m, che si avvicinano alla gente a meno di un metro per leccare
il salso del cemento sui muretti. Molto dolci e simpatiche. In quota l’ambiente
è misto alpino - tundra. Le cime sono tutte vulcaniche e piene di neve, in
certi punti a lato strada è alta 4 metri ancora! Le strade sono sempre pulite.
Il passo divide una serie di conche e superato l’Alpine Point c’è il
Continental Divide. In tutte le soste panoramiche si trovano i scoiattoli che
ormai sono abituati a ricevere il cibo dall’uomo.
22-06-11: Denver - casa
E’
giunto il momento di tornare a casa, purtroppo! Ci svegliamo presto non sapendo
come sono i tempi per l’imbarco. Andiamo a consegnare la macchina e il tutto si
svolge in pochi secondi. In pratica alla firma del contratto si impegna la
carta di credito e se non fai danni, una volta che riporti la macchina, il
contratto viene chiuso come stipulato.
La
navetta ci porta direttamente all’aeroporto. Il check-in è elettronico: qui fanno
direttamente i 4 biglietti e le valigie le vedi a Venezia. In una ora in
pratica abbiamo fatto tutto! Qui è tutto veloce e funzionale… ciao America!
NOLEGGIO
AUTO
Abbiamo
scelto come compagnia la Dollar (www.dollar.com)
perché al momento della scelta offriva il prezzo più basso. Erano 190 dollari
solo la macchina, ma l’assicurazione, il cui prezzo non era esposto chiaramente
sul sito, ci viene 55 dollari in più al giorno. Scegliamo la casco, visto che
quella senza il recupero auto viene 7 dollari in meno. La cosa bella è che ti
dicono di scegliere la macchina che vuoi nel parcheggio relativa alla categoria
per cui paghi e questa condizione ti fa sentire proprio un signore! Ovviamente
scegliamo alla grande un Dodge Charger 3500 rosso. Tutte hanno il cambio
automatico, quindi i primi chilometri sono critici per abituarsi.
MOTEL
e RISTORANTI (prezzo comprensivo di tasse)
Motel 6 a Denver: 52 dollari.
Confortevole e ottima base, a 20 minuti dall’aeroporto vicino all’autostrada
diretta a Ovest. Non ha internet, bisogna pagare 3 dollari per il servizio.
Motel 6 a Moab: 89 dollari. Ottimo
anche questo, ha pure il phon in bagno. La zona è fortemente turistica, quindi
a meno è difficile trovare. Motivo in più per dormire in auto la sera dopo. I
prezzi a Kayenta erano intorno ai 140 dollari. Abbiamo cenato all’Italian
Restaurant: pizza accettabile, ma gnocchi pessimi. Meglio evitare questi posti
e andare sul cibo locale.
Motel 6 a Holbrook: 49 dollari. La
catena di motel mantiene intatto il suo stile. In zona era il meno costoso. Il
Super8 ci offriva 66 dollari e l’Inn 130. Abbiamo cenato al ristorante Mesa che
si trova a pochi passi dal motel, mangiato bene con una cameriera simpatica e
un po’ pittoresca.
Motel 6 a Flagstaff: 62 dollari. Non ha
internet, bisogna pagare 3 dollari per il servizio. Abbiamo cenato nel
ristorante della famiglia Hog a pochi passi dal motel, una tipica locanda
americana. Mi hanno portato una porzione di costata affogata nel ketchup:
pessima! Le foto dei militari e delle missioni militari ci fanno capire quanto
siano patriottici. In un tavolo non ci si può neanche sedere perché è riservato
alla memoria. Le frasi storiche sul muro mi colpiscono molto, perché pensavo
fossero solo cose da film: “un ringraziamento a coloro che per dare la libertà a
te hanno dato la loro vita”. Fa decisamente riflettere…
Motel Anasazi Inn a Camerun: 59 dollari. E’
perso in mezzo al niente, ma nonostante le apparenze è un buon posto a fronte
dei 190 dollari che chiedevano al Lodge del Trading Post! Questo ha anche la
piscina e il ferro da stiro in camera. L’ufficio di registrazione si trova
nella adiacente stazione di servizio gestita da una indiana, all’apparenza poco
socievole, poi si scopre simpatica. Il posto è molto isolato, ma il
distributore di benzina ha tutto, basta scoprirlo: i panini in frigo si possono
scaldare nel microonde e la colazione è sempre disponibile alle macchinette.
Motel Budget Inn a Page: 67,50
dollari. La
signora allo sportello è semplice e cordiale. Il posto è un po’ usato, ma
sempre pulito e dignitoso. I prezzi in zona si aggirano tra i 87 e 100 dollari.
Il Bash Bob Motel è segnalato sulla guida Lonely Planet come il più economico
(meno di 40 dollari). Il tipo infatti è molto simpatico, ma non ha posti.
Ceniamo al Ranch Grill, dove anche pranziamo il giorno dopo, decisamente molto
ma molto buono. Da provare il piatto che loro mangiano per colazione: carne con
una delicata salsa al chilly, due uova, formaggio fuso, pane da toast e patate
lesse grattugiate … una goduria! Con un piatto di hamburger e patatine non
spendiamo più di 20 dollari.
Motel Travelers a Kanab: 55 dollari
con internet free. La
stanza più pulita e accogliente vista fino ad ora. Gestita da un privato, la
camera è separata dal bagno da una tendina. In tutto hanno solo sei camere. Ci
fermiamo a pranzo in un Pizza Hut.
Motel Fosters a Bryce
Canyon:
75 dollari se pagato con liquidi, se era con carta di credito veniva 85. Il
posto è vissuto ma buono. Vicino c’è anche il ristorante Steak House dove si
mangia bene. Le stanze sono dentro dei prefabbricati tipo camerate. Il pranzo
lo abbiamo fatto lungo la strada al Clarke’s Restaurant: mangiato poco, pagato
tanto.
Motel Capitol Reef a
Torrey:
58 dollari. Pavimento in legno, tappeti indiani ovunque, molto carino e caldo. Ceniamo
qui e mangiamo bene. Al Days Inn costa 91 dollari più tasse e il motel davanti
a quello che abbiamo scelto costa 65 dollari.
Motel Sleeping UTE Mountain a Cortez: 60 dollari. Gestito
da una coppia di simpatici anziani, anche se un po’ vissuto, è un buon posto. I
signori sono molto accoglienti. Nelle vicinanze i prezzi erano 65 o 75 dollari.
Ci erano simpatici i signori. Colazione al mattino con mupphins e caffè. Mentre
la cena la abbiamo fatta a Bluff sempre al Trading Post, dove gustiamo per la
seconda volta l’imbattibile pane fritto indiano e una fantastica minestra di
pollo, gnocchi e verdure!
Motel 6 a Montrose: 69 dollari. Prezzo
contrattato in pure stile africano! Era 75, ma l’indiano alla reception è un
simpatico affarista e vale la pena fermarsi anche a chiacchierare. C’è anche la
piscina interna. Il pranzo lo abbiamo fatto da Denny’s a Durango per 17
dollari, pessima scelta se non ti piace il classico cibo americano: l’olio non
è concepito su una insalata! Mentre la cena ci è stata consigliata dal tipo del
Motel 6 al Red Barn, il locale più affollato di Montrose, dove si mangia bene.
Lodge Fire Eagle a Woodland: 75 dollari. E’ effettivamente più
pulito degli altri essendo un lodge e ti danno anche colazione abbondante.
Merita dormirci. La signora è molto pignola nella compilazione delle carte. Gli
altri lodge hanno prezzi superiori ai 100 dollari. A pranzo invece ci siamo
fermati in una Pizza Hut a Gunnison, modico prezzo hai un self service. Prima
di questo siamo passati per Cripple Creek dove come minimo un motel chiede 75
dollari.
Motel 6 a Denver: 52 dollari. Siamo
tornati sullo stesso posto per le ultime due notti. Abbiamo pranzato a Colorado
Springs in un aereo militare dismesso e adibito a ristorante. Si trova vicino
all’aeroporto. Si mangia molto bene: per 20 dollari un grande cheesburger e una
mega insalata con pollo caldo e uova lesse: super! Le ultime due cene invece le
abbiamo fatte al Bennett’s Bar-B-Que, che si trova a cinque minuti a piedi dal
Motel 6. Per 12 dollari si può avere filetto di carne (sirlion steak), verdure,
pane, patate lesse. Buono!
RINGRAZIAMENTI:
Ringraziamo la agenzia Rapid Tour di
Francenigo per la collaborazione ed i biglietti!