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Non solo deserto...
04 gennaio
2010 Libia
DALLA LIBIA LA GROTTA MONTERIN
CONTINUA: “MIAH MIAH”!!
a cura di Barbara Grillo
La Grotta Monterin nel Jebel Owainat -
Libia continua.
Grazie ad un
viaggio organizzato da un gruppo di amici fuoristradisti
(www.fennecdesertteam.it) siamo riusciti a
raggiungere questo emblematico gruppo montuoso in granito e basalto, diviso tra
Libia, Sudan e Egitto, con vette anche di 1850 m. Qui si apre una grotta
particolare a circa 650 metri di quota. Siamo i terzi ad entrare in questa
cavità, dopo un gruppo di italiani nel 2006 (capitananti da Alessandro Menardi Noguera, vedi Speleologia
56) e dopo il geologo italiano Monterin che la scoprì
negli anni ‘30. Le precedenti esplorazioni si erano fermate causa mancanza
di attrezzatura. Siamo andati oltre le descrizioni degli articoli che
avevamo. La grotta è fonda circa 25 metri e sviluppo stimato di circa 300
metri. Consiste in una bella forra suborizzontale
sepolta da grossi macigni granitici: sembra corrispondere al solco scavato dal
torrente nella vallata. Si apre tipo a inghiottitoio dopo una piana e in
teoria pare che la fine della grotta sia proprio a valle del canyon (cosa che
resta da verificare).
Localizzazione della Grotta
(clicca sull'immagine per ingrandire)Tecnicamente
non presenta difficoltà di progressione, solo labirintica, era come muoversi
dentro una frana. Se piove è però impraticabile. E lì non piove dal 2005! E’
presente comunque acqua stagnante nelle marmitte. Unico fastidio è respirare
aria con polvere: la grotta è molto asciutta, la sabbia fine e secca e la si
respira soprattutto nelle sale poco arieggiate e ampie. Temperatura media
interna 22 °C. Armato pozzo da 8 m, salto da 3 m, traverso da 6 m e pozzo da 8
m. Ho lasciato una scritta SAG 2010 Fennec col carburo, in testa all‘ultimo
pozzetto. Da qui abbiamo proseguito per altri 70 metri circa lungo una bella
galleria nera. Più si scende, più la grotta si “inforra”
in basalto. Ci siamo fermati per stanchezza davanti a una strettoia
percorribile e aria, in faccia e sempre più forte andando più giù.
L'unico
grosso problema di questa esplorazione è stato l'avvicinamento e di
"sicurezza e ordine pubblico": la cavità si apre a 80 metri di
dislivello ed a una teorica ora di sentiero impervio da un posto di blocco di
polizia. Siamo stati accompagnati da sei poliziotti entusiasti della
novità, che si sono attaccati a noi come mosche sulla carta moschicida... Uno
ci ha seguito fino in fondo alla grotta, in anfibi, senza casco e
luce!! Il tipo saltava indenne i pozzi (8 metri), per me la scena del
salto è stata scioccante! Una esplorazione quindi a tratti surreale,
frenetica e ansiosa, dettata dal cercare di capire il pazzo che ci seguiva e da
come gestirlo! Parlava solo arabo... alla fine però lo abbiamo accettato ed è
diventato il nostro uomo di punta a perdere! Lui andava avanti saltando e noi
armavamo di conseguenza incitati dal suo grido "Miah
miah" che in arabo significa va ben, super!...
         
Sentiero ed ingresso della grotta
Solo il
giorno dopo abbiamo capito che non volevano stessimo dentro di notte: lungo il
sentiero è facile perdersi oltre che farsi male, è più impegnativo e pericoloso
quello che la grotta! Uno di quelli che ci aveva accompagnato in andata si era
perso ed è stato trovato dopo 3 ore! La progressione su granito a volte può
essere decisamente complicata … Meglio il calcare! Infatti pur essendo
accompagnati dal poliziotto, anche noi ci siamo persi in discesa: abbiamo
impiegato due ore e mezza salendo e scendendo di 200 m in più rispetto
all’andata, perché la nostra guida non riteneva sicuro il percorso per noi… Siamo arrivati alla macchina alle 2 di notte accolti
da tutto il comando di polizia in una gioia generale senza appunto sapere che
avevano avuto problemi prima. In andata invece abbiamo impiegato 1 ora e mezza
partendo alle 14.30 del pomeriggio sotto un caldo secco e Sole a picco.
Tralasciamo i kili di peso che abbiamo portato inutilmente tra fari, corda,
trapano e batterie…
Ora abbiamo
le idee certamente più chiare e bisogna tornare (più leggeri!) per finire il
lavoro. Abbiamo realizzato video e foto. Peccato solo non essere riusciti a
fare il rilievo, ma non è cosa facile farlo dentro una frana e con la presenza
di un poliziotto che vuole uscire a tutti i costi.
Vogliamo
ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa iniziativa, in
particolare la CGEB e Filippo Felici per il mitico trapanino.
Hanno
partecipato: Domenico Meghini, Alberto Casagrande
(organizzatore del viaggio 4x4), Mara Zanette e la
scrivente Barbara Grillo (CGEB).
         
Il gruppo di esplorazione e una foto interna della galleria. Stupendo il suolo di sabbia fine secca a frattura poligonale.
         
Il pozzo di ingresso praticabile senza corda e il successivo è un P8 .